Case chiuse e Legge Merlin

di Antonio La Torre

La legge n. 75 del 20 febbraio 1958 è meglio nota come Legge Merlin, dal nome della promotrice nonché prima firmataria della norma, la senatrice Lina Merlin, che fu la prima donna a sedere nel Senato della Repubblica Italiana; a lei si deve, tra l’altro, la frase dell’articolo 3 della Costituzione Italiana: «Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso… ».

 

La Legge Merlin determinò la chiusura delle cosiddette “case chiuse” (o “di tolleranza” o “di piacere”, denominate anche “postriboli”, “bordelli”, “casini”, “lupanare”) in cui si esercitava la prostituzione: la legge non vieta la prostituzione in sé, bensì chi la favorisce e la sfrutta. In Italia la prostituzione si configura quindi come un’attività in sé lecita, ma al tempo stesso la legge punisce tutte le condotte di terzi che la agevolino o la sfruttino (ad esempio, la legge punisce i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione).

 

Quest’anno la Legge Merlin è tornata ad essere più che mai attuale, dopo che la Corte Costituzionale nel marzo 2019 ne ha confermato la validità e la legittimità costituzionale.

 

Il dibattito politico e pubblico sulle “case chiuse” in realtà non si è mai spento nel corso degli anni ed è stato sempre piuttosto vivace: già nel 1963 era stata sollevata una prima questione di legittimità costituzionale. Successivamente, la Legge n. 75 è stata oggetto di numerose richieste di abrogazione o di modifica.

 

In epoca più recente (1989), è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un annuncio di richiesta di referendum popolare per l’abrogazione della Legge Merlin, mentre nel 2014 il Partito Democratico aveva presentato un disegno di legge per regolamentare il fenomeno, tuttavia l’iniziativa non ha avuto alcun seguito (Morosi e Rastelli, 2018).

 

La complessità che ruota tuttora intorno al dibattito è probabilmente destinata a non esaurirsi, racchiudendo in sé punti di vista molto contraddittori e contrastanti della nostra società e riassumibili in due posizioni antitetiche: da una parte coloro che ancora oggi sono favorevoli alla prostituzione legalizzata nelle “case chiuse”, dall’altra coloro che ne sono assolutamente contrari. Tra questi due estremi, molteplici sfaccettature di proposte di regolamentazione caratterizzano il dibattito passato e contemporaneo. Per ragioni di spazio, non è possibile sintetizzarne in questa sede i contenuti e soprattutto le ragioni storiche, per il cui approfondimento si rimanda alle dettagliate analisi sviluppate da Sandro Bellassai (2008), che in particolare scrive: «il lungo dibattito sul progetto Merlin oltrepassa immediatamente la questione prostituzionale per evocare scenari epocali, apocalittici o salvifici: in un contesto storico dinamico, che spinge norme e modelli tradizionali di vita e di comportamento sessuale sempre più sulla difensiva, la posta in gioco pare essere la riaffermazione o l’abbondono definitivo di un ordine morale rigidamente patriarcale».

 

Tra le variegate questioni fonte di vivaci contrasti nell’opinione pubblica, merita di essere menzionata la posizione di coloro che sostengono come la prostituzione legalizzata (come si esercitava nelle case chiuse) rappresenti comunque una forma di schiavitù, in opposizione a chi invece la considera una “libera” scelta (posizione quest’ultima insostenibile soprattutto dopo la pronuncia della Corte costituzionale del marzo di quest’anno).

 

Rachel Moran nel libro recentemente pubblicato in Italia con l’eloquente titolo “Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione” (titolo originale “Paid For: My Journey Through Prostitution”) sottolinea come anche quando una prostituta sia convinta di scegliere in autonomia, fra lei e il cliente ci sia sempre un rapporto di subordinazione e di violenza (da cui il titolo “Stupro a pagamento”), per cui in sostanza prostituirsi non rappresenta mai una libera scelta.

 

La Legge Merlin è nata per arginare il fenomeno della schiavitù della donna ai fini dello sfruttamento sessuale: i frequenti tentativi di abrogarla e/o di modificarla nel corso di questi 61 anni dalla sua nascita testimoniano come la conquista dei diritti e della libertà delle donne richieda tuttora una forte mobilitazione per la sua difesa. Il percorso per garantire i diritti raggiunti non sembra affatto concluso ed anzi lascia supporre che sia lastricato di insidie e battaglie future.

 

Bibliografia.
Bellassai Sandro: La legge del desiderio. Il progetto Merlin e l’Italia degli anni Cinquanta. Carocci, 2008
Moran R.: Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione. Round Robin Editrice, 2017
Morosi S., Rastelli P.: I 60 anni della Legge Merlin e la fine delle “Case chiuse”, 20/02/2018, disponibile on line su http://pochestorie.corriere.it/2018/02/20/i-60-anni-della-legge-merlin-e-la-fine-delle-case-chiuse/
”.

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