Conoscersi on line: caratteristiche e limiti delle nuove App di incontri

Gennaro Scione
Direttore della Rivista di Sessuologia
 
Giulia Campennì
Psicologa e Socia Cis
 

CONOSCERSI ON LINE: CARATTERISTICHE E LIMITI DELLE NUOVE APP DI INCONTRI

 

“L’amore è un dono divino, la più grande fortuna concessa dagli Dei” scrive Platone nel Simposio e nel Fedro; forse per questo la ricerca del partner è così attiva, affannata, movimentata fino a diventare, a volte, compulsiva e estenuante, proprio per arrivare ad afferrare quel grande regalo senza il quale probabilmente ci sentiremmo sfortunati, poveri o soli. E per questo si arriva a inventare nuovi percorsi, nuove strade, sempre più rapide e al passo con i tempi.
Nell’epoca contemporanea a scagliare le frecce di Cupido non sono più solo gli amici o i parenti e i luoghi per raccoglierle non sono più solo i bar o i ristoranti, piuttosto Eros compie il suo lavoro anche tramite le applicazioni scaricabili sul cellulare e utilizzabili ovunque le persone siano, anche comodamente dal divano di casa, poiché le sue frecce sono i logaritmi della App che generano automaticamente i possibili uomini e le possibili donne da conoscere e incontrare. Intuitive e semplici per l’utilizzo, occorre solo costruire il proprio profilo con foto di se stessi e qualche breve informazione personale; la geolocalizzazione è il principio chiave su cui si basano queste applicazioni, da “Tinder”, il più usato e famoso, a “Say Hi”, “Once”, “Badoo”, “Meetic”. È importante rendere nota la propria posizione geografica selezionando il raggio chilomentrico entro cui la persona vuole conoscere, l’età del possibile partner e qualche caratteristica personale e poi sarà l’applicazione stessa a fornire una vasta gamma di persone che corrispondono ai criteri di ricerca e che appariranno in foto; a quel punto, sulla base del proprio gusto, si può spingere il tasto “like”, mi piace e approvo, oppure “swipe”, scarto e vado avanti nella ricerca. E così ancora fino a quando si ha il desiderio, la motivazione, il tempo. E poi c’è l’attesa della risposta dell’altro, avrà approvato anche lui/lei, o no? Se sì, è avvenuto quello che chiamano “match”, il contatto, l’incontro fotografico, possiamo definirlo, per cui può iniziare la conoscenza; chi è quella foto, chi c’è dietro? Iniziano conversazioni, di solito tante e contemporanee. Iniziano le prime domande, sale la curiosità, l’elettricità di un nuovo inizio, insieme allo studio, all’osservazione dell’altro, sconosciuto, che può chiedere qualunque cosa e a quel punto bisogna decidere come rispondere, come giocare, quanto assecondare e quanto astenersi, rifiutare e andare avanti.
Le motivazioni e le emozioni che sono alla base di questa nuova modalità di ricerca del partner sono diverse e assolutamente uniche rispetto alla soggettività della persona, al momento di vita come anche alle caratteristiche di personalità. All’inizio si pensava che le App fossero un efficace metodo per ottenere più facilmente notti di sesso occasionale, velocemente e vicino casa; recentemente si è visto come non sia solo questo bisogno che porta a preferire l’incontro on line piuttosto che attendere che avvenga nella quotidianità non virtuale. Tinder, come le altre applicazioni infatti, dà la speranza di trovare l’amore, l’amore di cui parla Platone, il regalo, un partner con cui iniziare una relazione a lungo termine, con cui progettare la propria quotidianità, le vacanze, una convivenza e un figlio. Questa modalità offre una gamma molto più ampia di persone, è veloce e comoda, non fa perdere tempo e dà la sensazione di essere vicini all’obiettivo perché ogni giorno, potenzialmente, ognuno può stare per trovare l’uomo o la donna della propria vita. Solitamente sono le persone disilluse, ferite da relazioni precedenti, che sentono il bisogno di avere una persona accanto, accelerando tale scoperta, con fretta e avidità, controllando le variabili dell’altro il più possibile. Il modello mentale che guida l’affettività e le relazioni di queste persone generalmente è quello preoccupato-invischiato, che porta a tollerare poco l’attesa, la scoperta, l’imprevedibilità e la solitudine che deve essere riempita dall’amore e dalle attenzioni dell’altro. Allo stesso tempo le dating app possono essere usate come compagnia, come strategia per combattere la noia sia della solitudine sia del rapporto di coppia, come distrazione, come momento di leggerezza e di nutrimento narcisistico. Possiamo ipotizzare che siano gli uomini e le donne con modello mentale distanziante-distanziato che utilizzano le applicazioni con questi intenti, sia per riempire il vuoto interno sia per intraprendere vie di fuga che modulino la dinamica tra vicinanza e lontananza nella relazione di coppia, dove la vicinanza è pericolosa e minacciosa e la lontananza salvifica e conosciuta.
La ricerca stimolante, fatta di controllo dei like ricevuti, aggiornamento delle proprie foto e chiacchierate più o meno gratificanti e eccitanti, potrebbe rivelarsi, a lungo termine, una strategia estenuante e poco funzionale, non tanto per l’obiettivo, poiché conoscere e trovare il partner di cui innamorarsi o con cui trascorrere una notte di sesso può avvenire per le vie più disparate, di cui una è certamente quella on line, quanto per il benessere interno individuale. Infatti, dietro questo gioco vi è un incremento del controllo dell’aspetto fisico da proporre, il confronto con le foto altrui, la competizione e un incremento dell’ossessività nel visionare gli indici di gradimento ottenuti e migliorare, nel caso, l’immagine di sé; il rischio è l’assunzione, sempre più pressante, di un punto di vista esterno oggettivo, focalizzato su cosa l’altro possa pensare, perdendo la propria soggettività e spontaneità, elementi fondamentali e da coltivare per se stessi e nell’incontro con l’altro. Come anche l’ideale di perfezione che si insinua in modo sempre più opprimente potrebbe rivelarsi una delusione brutale sia per se stessi che per l’altro, dove le sfumature e le debolezze vengono sentite come minacciose e di ostacolo. Le forme relazionali sono tante e più o meno buone per se stessi, occorre, per proteggersi, non perdersi e non fondersi con il mondo esterno e con le sue richieste, mantenendo solido e flessibile il confine tra sé e l’altro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *