Educazione sessuale e Oms. Quali regole?

di Alba Mirabile

 

Molti genitori sono portati a pensare che l’educazione sessuale all’interno della scuola riguardi banalmente il parlare di sesso ai propri figli o, spesso, si instaura in loro la paura che l’educatore “condizioni al gender”, affermazione che tra l’altro non ha alcun significato, ma che ultimamente è spesso sulla bocca dei genitori “social informati”.

 

L’educazione sessuale interessa l’intero arco della vita di una persona, dall’infanzia all’età adulta e ridurla alla sola genitalità le farebbe perdere il suo valore più ampio e profondo, dato da un concetto molto più vasto di sessualità, che comprende anche le relazioni, le emozioni e i sentimenti.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la sessualità come “qualcosa di più ampio e complesso, è espressione fondamentale della persona, è influenzata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, religiosi, spirituali, che arricchiscono e rafforzano la comunicazione e l’amore tra le persone”.

 

Alcuni anni fa l’OMS e il Centro di Educazione alla Salute di Colonia (BZgA) hanno emanato delle linee guida per gli standard sull’Educazione sessuale in Europa.

 

Come viene specificato anche all’interno del documento, queste linee si basano su una concezione olistica dell’Educazione sessuale, ossia sulla capacità di apprendere relativamente gli aspetti cognitivi, emotivi, sociali, relazionali e fisici della sessualità.

 

Lo scopo dell’educazione sessuale è quello di fornire a bambini e ragazzi informazioni corrette, competenze e valori positivi allo scopo di comprendere la propria sessualità e goderne, intrattenere relazioni sicure e gratificanti, comportandosi responsabilmente rispetto a salute e benessere sessuale proprio e altrui” (*WHO Regional Office for Europe & BZgA, 2010, pag. 20.)

 

L’educazione sessuale, quella indiretta e informale che non viene impartita da un professionista all’interno di un’istituzione, inizia precocemente sin dall’infanzia e continua durante tutto il corso della vita, vecchiaia compresa. Quest’educazione viene appresa dall’individuo nel quotidiano e in maniera indiretta, attraverso i comportamenti, gli atteggiamenti, i giudizi e gli stereotipi che ci circondano.

 

Per bambini e ragazzi, essere educati alla sessualità all’interno di una struttura organizzata (questa è quella che viene chiamata Educazione sessuale formale), è di fondamentale importanza poiché permette loro di trovare uno spazio di legittimazione e socializzazione delle tematiche affettive e sessuali. Come sottolineava il Prof. Rifelli, durante i suoi corsi di formazione sull’educazione sessuale, oggi viviamo in una società complessa che tratta con insistenza i temi sessuali e sottopone bambini e ragazzi, ma anche le persone in generale, ad un sovraccarico di informazioni spesso errate o tra loro contraddittorie dinanzi alle quali mancano riferimenti per una valutazione consapevole e critica. Quindi, tutti noi facciamo informazione e disinformazione sessuale.

 

Quando, ad esempio, ignoriamo una domanda che un bambino ci fa perché ci imbarazza, gli stiamo implicitamente dicendo che di quest’argomento non si può parlare e stiamo creando in lui dei tabù. Quando commentiamo con un pregiudizio una notizia o un atteggiamento, gli inviando messaggi sbagliati che influenzeranno il suo atteggiamento.

 

È proprio per questi motivi che è fondamentale trasmettere ai ragazzi le conoscenze fondamentali che gli permettano di prendere coscienza dei propri desideri e bisogni, per renderli liberi di fare scelte prive da ansie, paure e pregiudizi per vivere un vero benessere sessuale, ricercare relazioni sicure, nel rispetto di sé stessi e dell’altro.

 

Quali sono le regole per un’efficace Educazione Sessuale?

 

Come specificato all’interno della guida, gli insegnanti risulteranno maggiormente efficaci nel trasmettere le informazioni che riguardano la sessualità se innanzitutto si saranno soffermati in prima persona sui propri atteggiamenti, sentimenti, credenze, esperienze e comportamenti rispetto la sessualità e su come questi aspetti influenzino la loro capacità comunicativa (**BZgA 2003).

 

Per educare alla sessualità è fondamentale avere una buona consapevolezza di sé, dobbiamo sempre ricordare che, nella comunicazione, il linguaggio non verbale e para verbale ricoprono una grande importanza. Qualora ci fossero aspetti d’inibizione o di pregiudizio rispetto ad un determinato argomento, questi aspetti potrebbero essere espressi implicitamente e attivando, ad esempio, l’evitamento dell’argomento. Infatti è fondamentale prestare attenzione ai bisogni e alle richieste di ogni gruppo e utilizzare un linguaggio appropriato per affrontarle.

 

L’educatore, inoltre, non dovrà assumere il ruolo di formatore ma di facilitatore, all’interno del gruppo dovrà essere creato un clima di interscambio e condivisione, in modo da permettere agli alunni di creare un proprio punto di vista.

 

Altro aspetto importante è la collaborazione tra insegnati e genitori, primi responsabili dell’educazione dei figli, anche sessuale, allo scopo di fornire loro le risposte appropriate.

 

Gli interventi degli adulti devono essere precisi e delicati, devono essere finalizzati alla rassicurazione delle loro ansie ed ampliare le conoscenze: qualora il bambino o il ragazzo, chieda qualcosa di cui non siamo a conoscenza o per cui vorremmo trovare una risposta adeguata, possiamo tranquillamente prendere tempo del tempo per informarci e comunicargli la risposta esatta. È un semplice gesto che racchiude un importante significato soprattutto per ciò che riguarda la sessualità: non siamo onnipotenti e onniscienti, possiamo riflettere, prendere il tempo necessario per parlare di qualcosa d’importante e per fare scelte consapevoli. Non per forza deve esistere un tutto e subito!

 

L’educazione sessuale non dovrebbe essere basata su un singolo intervento poiché essa è continuativa: la sessualità è un processo che interessa tutto il ciclo di vita.

 

L’educazione sessuale è basata sulla sensibilità al genere, ciò permetterà di garantire che bisogni e problemi diversi legati alle differenze di genere trovino risposte adeguate: le diversità di genere nell’affrontare le questioni legate alla sessualità, ad esempio, si rifletteranno nella scelta di metodi appropriati. (*, pg.29)

 

Fortunatamente, negli ultimi anni, sembrerebbe riservato meno silenzio rispetto agli argomenti di natura sessuale e persino il Papa, durante una conferenza stampa sull’aereo di ritorno da uno dei suoi viaggi, ha sottolineato l’importanza dell’educazione sessuale a scuola, descrivendolo come un luogo sicuro e autorevole che può supplire a ciò che la famiglia e l’ambiente esterno non riesce a dare.

 

Una frase di Plutarco recita: “gli alunni non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere”.

 

In questo pensiero si individua il compito dell’educatore (educare, dal latino educere, tirar fuori), ossia la capacità di comprendere le reali inclinazioni di ogni studente, e fare da ponte tra quello che ognuno di loro ha dentro e quello che c’è fuori. È quello “strumento” che può aiutarli ad elaborare un punto di vista personale, un pensiero critico che li apra al confronto e faccia emergere i migliori aspetti del sé.

 


 

* WHO Regional Office for Europe/BZgA (2010). Standards for sexuality education in Europe. Cologne.

** BZgA (2003). Rahmencurriculum Sexualpädagogische Kompetenz [Framework curriculum for skills in sexuality education]. Cologne.

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