Essere se stessi nella coppia

11 Agosto 2019

del Dottor Gennaro Scione

L’accettazione, la rassicurazione e la conferma reciproca sono ingredienti di base per l’ equilibrio e il benessere della coppia, essi tendono a rafforzare il “NOI”. Il terapeuta deve anche anche saper vedere la coppia composta da due individualità distinte e separate e quali modalità comportamentali mettono in atto nella loro relazione affettiva; come i due “IO” con le proprie differenze tendono all’autoaffermazione intesa come l’”essere se stessi” considerando che ogni partner porta con sé l’esperienza d’amore che ha già vissuto da figlio nella propria famiglia. Il rapporto di coppia è un’esperienza che coinvolge due persone e la storia di ogni persona è caratterizzata da modelli acquisiti nella relazione con i genitori.

 

Secondo la Teoria dell’Attaccamento elaborata da John Bowlby sono quattro gli stili di come si instaura e si alimenta una “relazione d’amore”, essi caratterizzano ogni essere umano e si attivano nell’età adulta quando si sceglie il proprio partner, essi definiscono la qualità di relazione che si stabilisce: “sicuro” “ambivalente” “evitante” “disorganizzato”.

 

Essi sono modelli acquisiti che tendono a ripetersi e vengono tramandati alle generazioni successive e successivamente, vengono nuovamente attualizzati all’interno della relazione d’attaccamento di coppia. Attraverso il conflitto la persona può affermare e far conoscere i propri bisogni e nello stesso tempo accetta di agirli secondo un “principio di lealtà”. Si può imparare a litigare, senza distruggersi, quando il livello di “differenziazione “ dei due partner è sufficientemente alto, per cui l’altro non è un nemico da sottomettere o da “tenere a bada” , ma bisogna essere consapevoli che il proprio partner è stato scelto da se stessi nel viaggio della vita ed in lui si può vedere un valido compagno-concorrente con il quale si può essere contemporaneamente “amanti sinceri” e ” migliori amici”.

 

Altrimenti la coppia può essere “il luogo degli abissi” dove si sperimentano le frustrazioni e le aggressività piu’ feroci e diaboliche se si sceglie come compagno di viaggio un nemico dal quale difendersi e/o sottomettere. L’idealizzazione della relazione di coppia, spesso viene alimentata da i falsi miti che consigliano “che non bisogna litigare ne’ arrabbiarsi”, quando ciò avviene la coppia si avvia verso la paralisi emotiva. Spesso le coppie che vedo in terapia hanno un problema a confrontarsi sulla rabbia ma tendono a negarla a se stessi, cio’ li porta ad agire comportamenti aggressivi ad un altro livello come i tradimenti o un sintomo sessuale. Il tradimento va inteso non solo quello sessuale ma si puo’ tradire con lavoro, i figli, i genitori. Si può tradire in tanti modi poiché tanti sono i modi per stare o non stare all’interno di una relazione. Da “evitante”, senza esserci in maniera completa senza “appartenere” , “con la testa ma senza cuore” , stabilendo cosi’ anche una relazione vuota di significati emotivi e affettivi. Molto spesso partendo dal sintomo sessuale si arriva al nodo fondamentale: l’aggressività. Uno degli obiettivi principali del processo terapeutico è di “far crescere le proprie parti” di cui molte sono direttamente collegate all’aggressività, che si porta anche verso il partner, ciò significa imparare a gestire la rabbia, metabolizzandola per trasformarla in un ingrediente utile e nutritivo.

 

Una aggressività sana è funzionale all’individuo, alla coppia, alla famiglia e alla società non solo per l’equilibrio della persona ma anche in funzione di una sessualità soddisfacente. Una delle componenti più significative per la sessualità è il desiderio sessuale. Esso implica il “sentirsi reciprocamente”, i due partner hanno la capacità di stabilire una relazione d’attaccamento in cui sono capaci di “stare in sintonia emotiva”, senza sentirsi minacciati. Questa capacità si apprende da bambini nella fase relazione con i genitori, una “sintonizzazione” deficitaria o assente nei legami genitori-neonati, genitori-bambini e più in generale nei legami intimi, può portare ad avere, successivamente, relazioni affettive carenti e non soddisfacenti in età adulta.

 

Le persone adulte presentano difficoltà a sintonizzarsi anche nelle relazioni più intime, e non riescono a entrare e/o a stare in risonanza affettiva con gli altri, è assente quella condizione del sentirsi connessi e vicini agli altri, magari si riesce a comprendere gli altri ma se ne rimane distanti, provando sofferenza, senso di inefficacia e inadeguatezza. Nelle coppie adulte, gli episodi di maggior sintonia interpersonale non sono principalmente incentrati sullo scambio di cure: l’intersoggettività contempla una coordinazione su intenti collaborativi, di appartenenza, giocosi, sensuali, e anche di tensioni conflittuali. Essere se stessi nel rapporto di coppia significa poter desiderare, quanto piu’ si è sicuri di se stessi emotivamente tanto più non si teme di mettersi in gioco con tutto se stessi, “l’intimità non è per i deboli di cuori” dove per intimità si intende “essere se stessi diverso e indipendente dal partner”. L’apertura al proprio partner spesso sottende e ci si aspetta che anche l’altro faccia la stessa cosa ,” io lo faccio per primo e tu per rassicurarmi lo devi rifare. Devi farmi sentire sicuro, mi devi fare fidare di te”. Questo tipo di aspettative e patti, non sempre impliciti, esprimono un rapporto di dipendenza dove “ io faccio il primo passo se sono sicuro che anche tu lo farai”.

 

L’intimità autoconfermata , ossia la sicurezza di se stessi poggia le basi su un pensiero completamente differente: Non mi aspetto che tu sia sia d’accordo con me, non sei stata messa al mondo per confermarmi e rinforzarmi. Ma voglio che tu mi ami – e non puoi realmente farlo se non mi conosci. Non voglio il tuo rifiuto – ma devo affrontare questa possibilità se devo sentirmi accettato o sicuro con te. E’ il momento di mostrarmi a te e di confrontare la mia separazione e la mia mortalità. Un giorno, quando non saremo piu’ insieme sulla terra, voglio sapere che mi conoscevi”. D. Schnarch 2001.

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