FANTASIE, DESIDERIO E COMPORTAMENTO SESSUALI: PARLIAMONE!

Carla Tortora, dottoressa in Psychological Science
 

FANTASIE, DESIDERIO E COMPORTAMENTO SESSUALI: PARLIAMONE!
 
 

“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, recita il detto. Eppure, un errore comune quando si parla di fantasie sessuali, intese come immagini mentali sessualmente eccitanti, è pensare che implichino necessariamente desiderare e cercare di metterle in atto. Infatti, sebbene le fantasie sessuali influenzino il comportamento, la direzione in cui ciò avviene non è così lineare: la morale personale e la pressione socioculturale, ad esempio, potrebbero portare a percepire determinate fantasie come sbagliate e ad evitare attivamente di attuarle. È importante sottolineare che quando vengono attuate con partner adulti e consenzienti anche le fantasie sessuali generalmente considerate devianti o trasgressive sono normali e sane.
 

Di conseguenza, il problema sopraggiunge non solo quando vengono attuate con persone che non possono o non vogliono dare il consenso, ma anche quando determinati pensieri diventano l’unico modo in cui la persona riesce ad eccitarsi e quando una scarsa comunicazione con il partner rischia di compromettere il benessere e il rispetto reciproco. A mediare la relazione tra fantasie e comportamento subentra, infatti, il desiderio, che per sua natura non resta statico nel tempo, ma anzi, a seconda dei momenti, del contesto e della persona che si ha davanti potrebbe cambiare anche a parità di fantasie sessuali. In tale contesto diventa particolarmente importante la prevenzione, intesa come dialogo aperto e privo di pregiudizi sul sesso, sul desiderio e sul consenso. Poiché ancora oggi la pornografia e la condivisione di esperienze con i coetanei resta la principale fonte di informazione sulla sessualità tra i giovani, le persone potrebbero sentirsi esperte nel capire cosa voglia e come si senta il partner dal linguaggio non-verbale, senza accorgersi di avere credenze erronee sull’eccitazione e il desiderio. Per esempio, determinate reazioni fisiologiche, come l’erezione o la lubrificazione, non sono necessariamente indici di desiderio sessuale. Infatti, nonostante sia vero che in assenza di problemi medici il desiderio sessuale sia solitamente seguito da erezione o da lubrificazione vaginale non si può concludere che la lubrificazione sia un segno di eccitazione e desiderio: per motivi evoluzionistici le persone con una vagina tendono a lubrificarsi in presenza di qualsiasi stimolo sessuale; ciò comporta svariati vantaggi, in primis una maggior probabilità di sopravvivenza in seguito ad uno stupro. Tale concetto che potrebbe sembrare banale, rappresenta un punto centrale sul tema della violenza sessuale, in seguito alla quale molte persone si sentono in colpa o vengono ignorate perché “se si è bagnata, allora lo ha voluto”, soprattutto quando questa falsa retorica viene applicata alle fantasie sullo stupro. Al di là della frequenza con cui essa è diffusa, molte persone a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere hanno fantasie legate al subire azioni forti, umiliazioni e “violenze”. In un contesto consensuale, con un partner di fiducia, può diventare un modo efficace per allievare lo stress: lasciare il controllo ad un’altra persona che rispetta i limiti e i bisogni dell’altro può essere altamente rilassante e piacevole. Può sembrare ovvio, ma ciò è ben diverso dal desiderare di ricevere violenza vera e propria da qualcuno, che sia noto o meno. A rendere una situazione violenta, non è l’azione che si riceve in sé, ma l’assenza di desiderio e di consenso, motivo per cui anche con il proprio partner non basta sapere cosa potenzialmente piace.
 

Attraverso pochi esempi, la speranza è di aver fornito alcuni spunti di riflessione sulla complessità della relazione tra fantasie, desiderio e comportamento sessuali e sulla gravità delle conseguenze che può avere una scarsa comunicazione sia a livello di narrativa comune sia nel rapporto con gli altri. In conclusione, parlare maggiormente del tema, senza stigmatizzare alcuna pratica, potrebbe essere la chiave per diminuire il senso di colpa e trovare strumenti per vivere al meglio la propria sessualità, nel pieno rispetto dell’altro.

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