Intervista a Giada Mondini

Intervista a Giada Mondini, psicologa e psicoterapeuta.

 

Brevemente di cosa si occupa e qual è la sua specializzazione?

 

Sono una Psicologa e Psicoterapeuta; mi occupo, in generale, del panorama delle sofferenze dell’animo umano. La mia ulteriore formazione specifica in Psicologia e Psicopatologia del comportamento sessuale mi consente di poter accedere nei territori più intimi e segreti delle persone, dove a volte si trovano sofferenze importanti e molto dolorose. La sessuologia è una materia molto vasta che si occupa di vari ambiti della persona: dalle Disfunzioni Sessuali, ai maltrattamenti, abusi e violenze; della Dipendenza Affettiva e, certamente, quella Sessuale; della sofferenza legata alla propria Identità Sessuale e così via. Si occupa dell’intimo, come dicevo. Allo stesso tempo mi occupo anche della “bellezza” della sessualità, di ciò che è sano e prezioso, come le emozioni, gli affetti: di quelle forme d’amore verso sé stessi e gli altri che non sono necessariamente compromesse nelle persone che bussano alla mia porta.

 

Quali studi ha intrapreso per esercitare la sua professione?

 

Comincia da lontano …

Al di là degli anni di studio e di tirocinio, che sono parecchi e come dicevo, comincia da lontano… noi siamo sempre in formazione. Nel nostro lavoro non si finisce mai di imparare soprattutto dai nostri pazienti.

 

Qual è la gratificazione maggiore nel suo lavoro?

 

La condivisione.

In quei momenti, c’è sempre un arricchimento reciproco.

 

Il “calo del Desiderio” è la patologia più frequente oggi?

 

I Desideri, come suggerisce l’etimo della parola – De Sidera -, sono in cielo e come tali irraggiungibili e inconsumabili. Mi riferisco qui al “Desiderio” degno del nome. La dizione “calo” del desiderio risulta perciò imprecisa: le stelle non “calano” mai. È un’illusione quando questo accade. Si assiste piuttosto ad un grande fraintendimento, dato da una cultura, oggi, “malata” di prestazione, di velocità di azione e di pensiero. Nella stazione di Bologna, dove partono e arrivano i treni dell’Alta Velocità, non ci sono le panchine!! Non ci sono le panchine … Non c’è tempo per sedersi, aspettare … leggere o pensare … o per fare due chiacchiere con chi ci sta affianco: le panchine servono a questo. Potremmo dire che il motto della nostra cultura è: “Tutto e Subito”. Come si fa a desiderare dunque? Non c’è il tempo! Il consumismo delle società occidentali è dalla parte dei bisogni e non del desiderio: quest’ultimo oggi soffre di estrema solitudine. Qualcuno ha detto: “Sarai ricco dei tuoi desideri ma non dei tuoi averi”. È quando vengono indebitamente complicati o moltiplicati (quel consumismo e quella fretta) che i desideri vengono impropriamente detti in “calo”. Non è corretto chiamare “calo” del desiderio la “nausea del troppo mangiato o del troppo bevuto”. Vero è, che se vogliamo evitare il cosiddetto “calo” del desiderio, non si deve abusare del tempo e della consumazione.
Dunque … Non c’è tempo! Aveva proprio ragione White Rabbit, il personaggio sfuggevole di Alice nel Paese delle Meraviglie: “È tardi, è tardi!”. Il coniglio bianco non si relaziona mai direttamente con Alice … nel tempo, poi, diventa sempre più nervoso e irrequieto finendo per diventare totalmente disinteressato ad Alice e ai suoi problemi. E non è un caso che la piccola bimba, proprio per seguire lui, intraprende il suo viaggio nel Paese delle Meraviglie… Le Meraviglie, il saperle viverle e il Desiderare richiedono tempo e attesa.

 

Qual è la possibile durata del percorso di cura?

 

Questa domanda fa venire in mente uno slogan delle lotte sindacali: “Lo sciopero deve durare di più della resistenza dei padroni”. Simile è la cura: essa si deve prolungare oltre la resistenza dell’angoscia, dei mali, che quando siamo di fronte alla psicopatologia diventano i nostri padroni. Non c’è una risposta uguale per tutti. Dipende dalla persona e di cosa ha bisogno. Ci sono percorsi molti brevi di qualche seduta, altri meno, di qualche mese, ed altri ancora possono durare anni. La durata quindi dipende da chi abbiamo davanti e inoltre viene decisa da entrambi: è importante che il paziente si senta sempre libero di andare ed eventualmente ritornare quando vuole.

 

Quanto viene personalizzata la terapia?

 

Se la Terapia non viene personalizzata non è Terapia. La Patologia è uguale per tutti, ma la cura si applica a ciascuno: per questo si chiama Clinica.

 

Come vede affrontato il discorso della sessualità nelle nuove generazioni? Quali differenze sono preponderanti tra i nostri genitori, noi e i nostri figli?

 

Le nuove generazioni sono come un fiume in piena che deve conquistarsi il “letto” nel quale scorrere per arrivare al mare. Non tocca a noi insegnare come farlo, non c’è un fare assoluto qui. Fortunatamente non siamo tutti uguali. Il nostro compito, così il compito di tutti gli adulti, è quello di aiutarli a trovare il loro modo … Nessuno sa meglio di loro cosa sia più giusto per loro. Tutti i bimbi e tutti i ragazzi hanno il diritto di essere ascoltati ed è proprio in quell’ascolto e condivisione che li aiutiamo a trovare la loro strada, la loro idea o i loro desideri.
Non c’è un manuale della cosa e della strada giusta. Ribadisco: fortunatamente.
La sola cosa che possiamo insegnare, per quanto sia possibile, è quella di riconoscere ed evitare il “male”. E questo passa più che mai dalle nostre azioni, più che dalle nostre parole. Cominciando, per esempio, da come noi ci rapportiamo con loro.
La più grave malattia degli adulti è l’arroganza che si fonda sul non rispetto delle diversità altrui, pensieri e sentimenti inclusi, illudendoci che ci siano delle verità … quando di verità non ce ne sono. C’è solo il rispetto di sé e altrui.
Sicuramente i tempi cambiano e oggi ancora con più rapidità rispetto a ieri. I Gap generazionali si sono assottigliati rispetto a un tempo. Ma questo non cambia le cose in termini di Educazione. Come dicevo prima, il rispetto dovrebbe rimanere immutabile. Che siano gli adulti a cominciare a farlo.

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