Io tu e il virus: Relazioni in quarantena

Dr.ssa Alba Mirabile
Psicoterpeuta
 

Io tu e il virus: Relazioni in quarantena


 
<< Sono chiuso in casa da 6 settimane, cerco di seguire le indicazioni, anche se è molto dura, esco solo a per fare la spesa e per andare a buttare la spazzatura. Queste cose prima mi pesavano, oggi invece le cerco… Pensandoci bene non credo di aver mai vissuto il “tempo” nella modalità con cui lo sto vivendo oggi: non abbiamo mai vissuto così intensamente la nostra casa senza dover lavorare! Questo a volte mi disorienta altre mi da un senso di serenità quasi infantile! Inoltre, non siamo mai stati per così tanto tempo a stretto contatto, non credevo sarebbe stato così piacevole. La mattina quando ci svegliamo, il silenzio che ci circonda ci permette di sentire il cinguettio degli uccelli sugli alberi in strada, prima solo un gran traffico. È tutto così surreale, (…) mi piace, ma nello stesso tempo a volte assume un suono malinconico. L’altro giorno abbiamo litigato, non ricordo neanche perché, ma qualcosa di banale (…) è stato l’unico momento di passionalità che abbiamo avuto nelle ultime settimane, fortuna che alla fine ci abbiamo riso su… Ma secondo lei è normale non aver voglia di far l’amore?>>.

<< Io non ce la faccio più, ogni settimana che rimaniamo chiusi la casa rimpicciolisce. Sono stanco di passare la maggior parte del tempo in camera, di non poter vivere la mia libertà perché siamo rimasti bloccati in casa. Come possiamo mangiare insieme se non riusciamo neanche a guardarci. Questa situazione mi ha bloccato e imprigionato ancora di più in una situazione dalla quale finalmente ero riuscito a muovermi. Solo 10 giorni e sarei stato libero ed ora non so tra quanto altro sarà possibile andar via…>>.

<< Togliere tutte le distrazioni esterne ci ha permesso di ritrovarci, è bellissimo svegliarsi e avere il tempo di far l’amore, oppure andare a letto e non essere stremati dalla giornata e riuscire a cercarci nel letto come non accadeva dai primi anni insieme. Quando tutto questo finirà dovrò ricordarmelo, non voglio perdere questi momenti… >>

Queste riflessioni nascono da pazienti incontrati durante questo particolare e insolito periodo che ormai stiamo vivendo dall’8 Marzo 2020. Quanti possono rispecchiarsi in questi pensieri? Quello che stiamo vivendo oggi, seppur a tratti possa sembrarci surreale, ci riguarda da vicino e molte delle emozioni che ne nascono sono condivisibili da molti di noi.
La coppia si ritrova a trascorre insieme un tempo completamente diverso da quello che era solita condividere sino ad ora, probabilmente vissuto così solo in periodi di vacanza, ma con contorni e benefici completamente diversi.
Alcuni la stanno riconfermando come il luogo sicuro del noi, dove muri e fondamenta sono fatti di quell’amore sincero e romantico che sta permettendo alla coppia di continuare a scoprirsi, di trovarsi con l’altro in una modalità diversa, in un tempo più calmo e meno frenetico per condividere le proprie emozioni, per co-creare, saranno da sostegno all’altro nel momento del bisogno e insieme cercheranno strategie e risorse per fronteggiare questo momento.
Per queste coppie, come sempre, sarà importante mantenere anche una propria individualità così come trovare i propri momenti di relax.
Questa condizione così insolita e inaspettata ci spinge a dover fare i conti con nuovi modi di stare in relazione non solo con “gli altri” fuori la nostra casa, ma anche con quelli dentro.
Le restrizioni imposteci sono a tutela della nostra salute fisica, ma stanno mettendo a dura prova la salute psichica. Non siamo stati rinchiusi in casa, ma siamo stati messi al sicuro in casa. Purtroppo, però, la casa non rappresenta il rifugio più sicuro per tutti: molti si sentono imprigionati in essa, altri addirittura in pericolo, perché quella casa rappresenta il luogo dei conflitti, della non stima, delle restrizioni e, ahimè, molte volte anche il luogo della violenza fisica e verbale. Se riuscissimo a capire questo e se riuscissimo ad empatizzare con l’altro diverso da noi, capendo che i vissuti dell’altro possono essere diversi dai nostri, magari riusciremmo a provare più compassione e meno rabbia, permettendoci, con molta probabilità, di essere più di sostegno.
Soffermiamoci un momento a fare una riflessione sul significato simbolico di “casa”:
il luogo sicuro dove trovare rifugio; ma questa non rappresenta solo il luogo fisico, ma è anche l’espressione di sé, un luogo che rappresenta i confini tra chi è dentro e chi è fuori, chi scegliamo di far entrare e chi no, un contenitore di emozioni ed esperienze.
Gli inglesi, che solitamente sono più coincisi di noi nel lessico, fanno una distinzione tra house, ossia l’edificio dove vivere, ed home la casa simbolo degli affetti e dell’intimità familiare.
Questo virus ha scavallato i confini di tutto il mondo sfondando con violenza le case di ognuno di noi, ci ha reso tutti uguali perché non ha fatto alcuna distinzione di classi sociali e culturali: dalla monarchia, ai capi di stato, dagli scrittori e attori, al più comune cittadino. Diversamente sta facendo la società, i governi, i media, che stanno rispondendo a tutto questo creando un’enorme differenza, rischiando così di creare difficoltà sociali, emotive ed economiche, facendoci vivere l’altro come uno da temere e non d’aiutare, questo atteggiamento di terrore e di rabbia provocherà più danni del virus.
Quindi questo è il momento di aprire le porte dell’ascolto dell’altro, di provare la compassione dell’altro, dentro e fuori di noi.
Per dirla con le parole di Antoine de Saint – Exupéry, ne “Il Piccolo Principe”:

Non sapevo bene cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro.
Non sapevo bene come toccarlo, come raggiungerlo…
Il paese delle lacrime è così misterioso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *