La genitorialità transessuale

24 dicembre 2016

Intervista a Egon Botteghi di Margherita Graglia

 

Il tema della transessualità è sempre più presente sulla scena sociale proprio perché l’allentamento dello stigma sulle persone transessuali permette alle stesse di essere più visibili e contemporaneamente alla società di parlarne più liberamente. Tuttavia restano rare le occasioni di approfondimento per i professionisti della salute, per questo il Cis ha realizzato il seminario dell’8 ottobre 2016 intitolato “Disforia di genere: supporto al percorso di transizione” e svoltosi a Bologna in occasione della Settimana del Benessere Sessuale. Inoltre il prossimo numero della Rivista di Sessuologia verterà proprio su questo tema. In questa intervista si è pensato di approfondire una questione specifica, ossia l’esperienza della genitorialità da parte delle persone transessuali, dando voce direttamente ad una persona che vive questa realtà.

 

MG Iniziamo dalla Sua storia, vorrei che mi raccontasse qualcosa di Lei, a partire da dove vuole.

 

EB Mi chiamo Egon Botteghi e sono nato 45 anni fa a Livorno, dove tuttora risiedo. Socialmente sono identificato come un uomo transessuale, avendo una presentazione di genere al maschile ed avendo fatto una transizione da donna a uomo, ma in realtà credo di non rientrare nelle etichette “donna” o “uomo”, eccedendole entrambe. Ho un figlio di 11 anni ed una figlia di otto anni, avuti all’interno di un matrimonio. Attualmente sono separato in fase di divorzio ed ho l’affido condiviso dei figli con l’altro genitore. I nostri figli vivono in egual misura a casa mia ed a casa del padre. Come genitore transessuale ho sentito la necessità di conoscere e far conoscere questa realtà e di confrontarmi con gli altri genitori t* con cui ho cercato di entrare in contatto e quindi ho trasferito le mie capacità di attivista, allenate per molti anni attraverso la mia partecipazione al movimento antispecista e di liberazione animale, in questo ambito. Sono così stato fino allo scorso anno referente per la genitorialità trans dell’associazione di volontariato nazionale Rete Genitori Rainbow Onlus, e sono stato relatore al seminario sulla genitorialità trans organizzato dal Centro di Ricerca Politesse (di cui faccio parte) presso l’Università di Verona, cosa che farò anche quest’anno, spostando però il focus direttamente sui figli delle persone trans e portandoli a parlare quel giorno all’università, in modo che il racconto della loro esperienza possa essere diretto e protagonista, e non mediato da noi genitori o da terapeuti o ricercatori di vario genere.

 

Sono co-fondatore del collettivo anarco-veg-femminista Anguane https://anguane.noblogs.org/ e e del Collettivo Intersexioni http://www.intersexioni.it/ e con entrambi i collettivi ho affrontato l’argomento della genitorialità t* in vari articoli, interviste ed eventi pubblici. Sono autore dello spettacolo teatrale “Mi chiamo Egon. Diario di uomo transessuale”, un monologo in cui si descrive il primo anno di transizione di un genitore t*, che è stato rappresentato in varie città italiane. Faccio parte del Centro Interuniversitario di ricerca Queer CIRQUE http://cirque.unipi.it/ e dell’associazione TerraMaestra http://terramaestra.tk/

 

MG Come genitore t*, quali sono stati i passaggi che considera fondamentali nel Suo percorso?

 

EB Innanzi tutto generare e nutrire i miei figli, che considero essere stata per me una esperienza mCome per tutte le esperienze della vita, è difficile, se non impossibile, astrarre i propri vissuti dal contesto sociale e quindi non saprò mai se questa necessità di avere dei figli, che è sorta in me a trent’anni, sia mia originale oppure se derivi dal richiamo alla procreazione che è ancora molto potente nel nostro paese per tutte le persone fertili cisgender di “razza italica”, come i recenti fatti ci ricordano. Fattostà che ho avuto due figli e gli ho avuti prima di transizionare, come per tutte le persone transessuali nel nostro paese che sono genitori biologici, dal momento che la pratica medica di transizione nel nostro paese rende di fatto impossibile un concepimento a transizione avvenuta. Quando ho iniziato la mia transizione, avendo due figl* ancora piccol*, la cosa fondamentale che ho dovuto superare è stata la paura ed il senso di colpa. Innanzitutto la paura di nuocere ai miei figli. Avevo il sospetto che i miei figli potessero avere un trauma psichico talmente importante nel vedere la madre trasformarsi in uomo che avrebbero avuto delle conseguenze mentali irreversibili e questo sospetto nasceva da quanto mi sentivo dire in giro continuamente (“i tuoi figli impazziranno”, “i tuoi figli si drogheranno e sarà colpa tua” “fare dei figli avendo una condizione transessuale è imperdonabile”). Questo si portava dietro l’altro grande problema: un enorme senso di colpa per i mie figli, che anche se non sarebbero impazziti, sarebbero comunque rimasti per tutta la vita con la grande “disgrazia” di avere un genitore transessuale, e quindi osteggiati ed in difficoltà in ogni contesto sociale. Tra l’altro quest’ultimo argomento è molto in voga anche nella stessa comunità t*, dove molto persone transessuali danno giudizi assai pesanti sui genitori t*.

 

MG Come ha affrontato questa esperienza con i Suoi figli?

 

EB Ho potuto affrontare l’esperienza della mia transizione con i miei figli proprio attraverso un lavoro di liberazione da questi due macigni che mi opprimevano: la paura ed il senso di colpa. Innanzitutto ho passato del tempo a lavorare su me stesso, su quali fossero i miei blocchi, le mie difficoltà ad entrare in contatto con me stesso ed accettare il mio essere una persona gender non conforming, come ad esempio la paura di rimanere isolato, di sentirmi un mostro, di sentirmi sbagliato, di perdere l’affetto delle persone care, in primis i miei stessi genitori. Insomma del tempo per rendermi conto che esistevo e che quindi dovevo esistere come persona prima che come genitore. Una volta appurato questo e avere avuto la forza di sentirmi più o meno accettabile ai miei occhi e di essermi preso la libertà di essere, una volta iniziata la terapia ormonale, ho affrontato il discorso con i miei figli. Ho avuto tre semplici regole fondamentali, che fino ad ora si sono dimostrate efficaci:

 

1°: dire sempre la verità ai proprio figli su quello che sta accadendo e non raccontargli invece storie e bugie che potrebbero confonderli. Naturalmente declinare i discorsi sull’età ed il grado di comprensione de* bambin*.

 

2°: aspettare però che siano loro a domandare e non precederli con informazioni non richieste, a meno che non sussista il pericolo che i bambin* possano venire a sapere delle cose da terze persone e magari in modo non appropriato.

 

3°: rimanere vicino ai bambin*, fare sentire che anche se il genitore sta cambiando fisicamente non se ne sta però andando e che nei loro confronti non cambierà niente, che il loro genitore sarà sempre lì per loro come lo è stato fino a quel momento, e magari meglio.

 

MG Nella Sua esperienza di genitore t* ha incontrato delle difficoltà? Se sì, può fare qualche esempio?

 

EB Come ho detto le difficoltà più grandi non riguardano affatto la relazione con i figl* (che se era buona prima della transizione, solitamente rimane tale anche dopo, se non addirittura migliore), ma riguardano il contesto esterno alla relazione, il contesto sociale in cui questa relazione è immersa. Innanzitutto i giudizi pesanti che il genitore transessuale deve affrontare da parte della rete familiare dei bambini (nonn*, zie, zii),che però, dopo un inizio spesso molto oppositivo, possono invece tornare ad essere degli alleati importanti, sopratutto per mantenere il più impossibile intatta la rete famigliare de* bambin*. Spesso infatti queste persone si devono ricredere nelle loro predizioni infauste quando invece vedono la tranquillità con cui * bambin* si relazionano con il loro genitore trans, e l’importanza che il genitore t* ha nella vita e nella crescita di quest*. Nel mio caso una delle difficoltà che ho dovuto affrontare è quella che ho già esplicitato e cioè l’interiorizzazione di questi giudizi negativi e l’aderenza a queste aspettative tragiche, da cui ho dovuto liberarmi, mentre non ho ancora esperito le difficoltà che ci si potrebbe immaginare in contesti come la scuola o la cerchia di amic* de* bambin*, cosa di cui invece (fedele a questa abitudine di colpevolizzarsi prima che le cose accadono) mi ero ampiamente preoccupato, come molte persone trans che parlano contro la genitorialità
Nessuna persona, a scuola o in altro contesto, ha allontanato o discriminato * mie* figl* in quanto figli di persona t* e la mia casa è frequentata tranquillamente dai cuginetti e dagli amici de* mie* figl*, i cui genitori non si fanno evidentemente problemi ad affidarli ad una persona trans. Una difficoltà che certamente ho dovuto affrontare e sto affrontando è la separazione legale con l’altro genitore, che adesso è in una fase di divorzio giudiziale, con tutta la pesantezza che questo può portare a noi genitori ed ai figli. Il tema della separazione tra i due genitori in caso di transizione di uno dei due è un tema molto presente nella vita dei genitori t* e de* lor* figl*.

 

MG Che cosa Le è stato di aiuto per affrontarle?

 

EB Rispondo alle domande 5 e 6 assieme, perché per la mia esperienza si presuppongono a vicenda. Essendo una persona molto spaventata dalla propria identità di genere non conforming, affrontata in un momento di vita molto strutturata, con un matrimonio, du* figl*,etc, ho sentito la necessità di rivolgermi a qualcun* che potesse aiutarmi a districare la gran matassa di malessere che sentivo dentro ed il forte stato di ansia, e quindi mi sono rivolto ad una psicologa di un consultorio specializzata in identità di genere. Questo per me è stato importante, anche per affrontare il discorso della transizione con * mie* figl* e per aiutarmi a stare nella situazione senza fuggire. Per questo ritengo fondamentale che l’accesso a* professionist* dell’area psi per le persone transessuali debba essere una scelta libera ed autodeterminata della persona stessa e che non sia invece un obbligo prescritto da linee guida calate dall’alto, il che rende di fatto la psicoterapia un tso. Ciò, oltre ad essere un intollerabile abuso verso le persone t*, può invalidare il ricorso stesso che le persone trans fanno di un percorso psicoterapeutico, allontanandole da esso quando magari potrebbe essere utile ma non più obbligatorio (cioè una volta ottenuto ciò che serve per le terapie e per il tribunale). Altresì è stato per me importantissimo parlare ed avvicinarmi con quant* sentivo affin* a quello che stavo vivendo in quel momento. Ho cercato così, con successo, di mettermi in contatto con altr* genitor* t* nel nostro paese, per scambiarci esperienze, inquietudini, successi ed incoraggiamenti. Ho partecipato ed organizzato gruppi AMA con genitori LGBT, dove avvalersi di un intenso scambio tra pari. Anche la conoscenza delle poche ricerche fatte sulla genitorilità t* e sull’adattamento dei figl* alla transizione di uno dei due genitori mi sono stati utili per liberarmi dalla paura. Importante è stato anche l’aiuto della mia famiglia di origine, che pur avendo ancora dei problemi di comprensione della mia identità di genere, stanno anche loro facendo questo cammino con me e mi hanno dato una mano materiale fondamentale nel momento in cui, a causa della transizione, mi sono trovato senza casa e senza lavoro. Importante è stata ed è la relazione con la mia compagna, che ha una comprensione ed una conoscenza profondissima e lucidissima di questi temi. Ma i più important* sono stat* forse i miei figl*, che con la loro presenza ed il bisogno che avevano di me, mi hanno aiutato a comprendermi e a non farmi naufragare nelle mie paure: mentre tutto, all’inizio della transizione, sembrava crollare intorno a me, tutto quello che avevo costruito in più di trent’anni di vita, loro sono stat* la roccia dura su cui appoggiare i piedi, il timone della mia nave che sentivo in balia della tempesta.

 

MG Ripensando alla Sua esperienza, quali sono i suggerimenti che ritiene più opportuni per un genitore t* all’inizio del suo percorso?

 

EB Credo che fondamentale sia non isolarsi e non pensare di essere l’unico e sbagliato. Come detto lo scambio tra pari è fondamentale e quindi suggerisco di cercare altri genitori t* con cui parlare, avvalendosi quindi delle reti che abbiamo costruito in questi ultimi quattro anni. Io stesso sono sempre disponibile al confronto con chi mi contatta e spesso da una mail segue poi una conoscenza ed un incontro che è arricchente per tutt*. Se, come è successo a me, si sente la necessità di un confronto con un professionista psi, cercare qualcun* che ha esperienza e sensibilità per l’argomento. E poi sempre informarsi e conoscere, cercare sulla rete articoli di persone trans con figl* e leggere le ricerche che si sono effettuate sull’argomento fino ad adesso, che spesso aiutano a dissipare un po’ della nebbia e della paura che ci sovrastano. Facciamolo per noi e per * nostr* figl*: non lasciamoci sopraffare dalla paura!

 

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