La Sfida Educativa

Marco Cunico
Psicoterapeuta, Sessuologo Clinico, direttore del Consultorio familiare Verona Sud, Delegato Regionale CIS Veneto
 

LA SFIDA EDUCATIVA

 

In un’antica leggenda giapponese si narra di un samurai bellicoso
che un giorno sfidò un maestro Zen chiedendogli di spiegare
i concetti di paradiso e inferno. Il monaco, però, replicò con disprezzo:
“Non sei che un rozzo villano; non posso perdere il mio tempo con gente come te!”.
Sentendosi attaccato nel suo stesso onore, il samurai si infuriò e sguainata la
spada gridò: “Potrei ucciderti per la tua impertinenza”.
“Ecco” replicò con calma il monaco “questo è l’inferno”.
Riconoscendo che il maestro diceva la verità sulla collera che lo aveva invaso,
il samurai, colpito, si calmò, ringuainò la spada e si inchinò,
ringraziando il monaco per la lezione.
“Ecco” disse allora il maestro Zen, “questo è il paradiso”.

(tratto dal libro di Daniel Goleman INTELLIGENZA EMOTIVA)
 

Questo racconto ci rimanda al problema principale.
Prima di interrogarci su come sono gli adolescenti, dobbiamo chiederci che tipo di relazione si instaura fra loro e gli adulti. Credo che il racconto offra mille spunti di riflessione.
1) La sfida. L’Adolescente provoca! Per sua natura! L’Adulto sa accettare la sfida? E se sì, in modo intelligente o in modo competitivo?
2) La guida. L’Adulto sa diventare nella sfida una guida? Credo valga l’esempio della Guida Alpina: non ti carico sulle spalle (come si farebbe con un Bambino), ma percorriamo la strada insieme.
3) Il gradino rotto come atteggiamento educativo. Noi ricordiamo di più i compiti interrotti o finiti male (effetto Zagarnick). E’ l’inciampare che resta per sempre e aiuta a crescere. Le provocazioni dell’adulto, quindi, come stimolo positivo alla crescita. E’ importante andare oltre l’atteggiamento classico dell’Adulto poliziotto, che controlla e che dà le regole.
4) L’intelligenza emotiva (Riconoscere e gestire in modo costruttivo le proprie e le altrui emozioni). L’Adolescente vive di emozioni (proprie e altrui, interne/esterne, reali/virtuali…) e spesso ne viene travolto. Uno dei compiti educativi dell’adulto è proprio quello di aiutare il ragazzo a sviluppare un rapporto sano con le emozioni, affinché esse siano un’energia costruttiva della persona e delle relazioni.
5) Mentre una volta il ruolo dell’Adulto era di spiegare all’Adolescente le competenze tecniche, oggi su tanti aspetti è avvenuta un’inversione e gli Adolescenti sono più avanti e insegnano loro all’Adulto (es. nuove tecnologie). Questo è un campo su cui spesso si è perdenti. Per cui è fondamentale restare sul terreno della competenza emotiva. L’adulto, per definizione, dovrebbe essere emotivamente più maturo, dovrebbe avere quella saggezza che deriva dall’aver imparato dai propri errori.
6) Essere Guida vuol dire essere disposti a “raccontarsi”, a mettersi in gioco, ad accettare le provocazioni senza destabilizzarsi, sapendo che l’altro magari evidenzierà le nostre contraddizioni, ma che il nostro esserci (invece della fuga o del conflitto) è proprio quello che poi resterà in lui. Però bisogna avere qualcosa da raccontare ed essere disposti a farlo.
7) L’importanza del “Racconto” (Racconto di sé) in una Società di Immagini. La nostra vita è un racconto, che se presentato nel modo giusto affascina. L’immagine sviluppa meno la dimensione temporale rispetto al racconto, ma lascia l’impressione di sapere e non sempre ciò è vero (es. il ricordo è completamente differente dopo la visione di un film o la lettura di un libro).
8) Quando agli Adolescenti si racconta di qualche loro coetaneo restano a bocca aperta, si ipercoinvolgono, si identificano e si aprono (“Anche a me è successo che…” o più spesso “Ad un amico di un mio amico…”).
9) Tenere presente sempre che il “Racconto” non è fatto solo di parole, ma di entusiasmi. Ce l’abbiamo la capacità di “contagiare” in positivo l’altro?

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