LA VIOLENZA SUGLI UOMINI: IL LATO OSCURO DELLA COPPIA

CARLA TORTORA
dottoressa in Psychological Science

 
LA VIOLENZA SUGLI UOMINI: IL LATO OSCURO DELLA COPPIA
 

La violenza sugli uomini da parte di un partner donna è più diffusa di quanto si tenda a pensare, nonostante non se ne senta ancora discutere abbastanza. In questo articolo cercherò di fornire una breve panoramica sui motivi per cui ciò accade, sulle principali caratteristiche di questo fenomeno e sull’importanza che ha approfondire il problema e intervenire efficacemente per risolverlo.
 

Secondo recenti studi (Straus, 2011; Cortoni et al., 2017; Denson et al., 2018, Dim; 2020; Douglass et al., 2020) in una coppia eterosessuale gli uomini subiscono violenza più spesso delle donne, ma quest’ultime riportano solitamente lesioni fisiche più severe. Ciò non significa che i danni subiti siano meno gravi o importanti. Molto spesso, infatti, l’aggressione sugli uomini non è fisica o sessuale, ma piuttosto di tipo psicologico, con conseguenze a lungo termine devastanti per il benessere della persona(Randle & Graham, 2011). Sebbene i motivi per cui questo tipo di violenza tende a non essere nemmeno denunciato siano molteplici, tutti fondano le loro radici in stereotipi e aspettative di ruoli e tratti di genere. Innanzitutto, gli uomini sembrerebbero giustificare il partner con frasi come “è solo nervosa, io sono forte e posso resistere”, incolpando, quindi, l’emotività del partner con la convinzione che in quanto uomini possano e debbano sopportare, soprattutto quando il danno avviene sotto forma di violenza fisica (Entilli & Cipolletta, 2017). Inoltre, le persone potrebbero non condividere con altri la loro esperienza per paura di non essere creduti o essere derisi, soprattutto a causa di stereotipi secondo cui gli uomini sarebbero forti, dominanti e in grado di difendersi, mentre le donne deboli, emotive e premurose (Martin & Fable, 2001; Martin & Ruble, 2009). Di conseguenza, tali erronee credenze contribuiscono a diffondere la narrazione secondo cui gli uomini sarebbero pericolosi, mentre le donne quasi esclusivamente vittime, descrizione spesso promossa dai mass media che, tacendo sui casi di violenza sugli uomini commessa da donne, tendono a diffondere l’euristica della disponibilità, per la quale tendiamo a pensare che un evento sia più o meno frequente solo sulla base di quanto ne abbiamo sentito parlare.
 

Per le ragioni soprammenzionate, per contrastare in maniera efficace la violenza nelle coppie subita dagli uomini risulta indispensabile non solo fornire un maggior numero di centri anti-violenza ad hoc e sensibilizzare sulla questione specifica, ma soprattutto intervenire per modificare a livello più generale le credenze sui ruoli e i tratti di genere. Ciò risulta ancora più rilevante se consideriamo che agire sugli stereotipi e sulle aspettative sociali legati all’essere stati assegnati alla nascita ad un determinato sesso possa portare a molteplici ulteriori benefici, riducendo le disparità sociali e aumentando il benessere percepito dalle persone. Infatti, i ruoli di genere sono costrutti sociali, soggetti quindi a mutazioni nel tempo, che vengono promossi e mantenuti soprattutto dai feedback sociali che riceviamo fin da piccoli, ma ad essere maggiormente oggetto di punizioni quando si attuano comportamenti associati al sesso opposto sono soprattutto i maschi.
 
Bisogna specificare che non basta promuovere la normalizzazione di tratti e comportamenti non in linea con il sesso assegnato alla nascita: di fatto, in Italia la maggior parte dei giovani adulti, a prescindere dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale, riconosce già di avere sia caratteristiche maschili che femminili. Pertanto, il problema sorge quando la pressione sociale ad adeguarsi alle aspettative culturali e la paura delle conseguenze qualora ciò non dovesse accadere vanno ad esacerbare una situazione già di per sé dannosa a livello psicofisico.
 

Infine, è importante sottolineare che queste dinamiche sono attualmente applicabili solo a persone cisgender, la cui identità di genere combacia con il sesso assegnato alla nascita, e impegnate in una relazione eterosessuale, ma è altrettanto importante investigare le dinamiche della violenza subita da persone transgender o non binarie e/o da persone impegnate in relazioni gay.
 
Fonti:
Cortoni, F., Babchishin, K. M., & Rat, C. (2017). The Proportion of Sexual Offenders Who Are Female Is Higher Than Thought: A Meta-Analysis. Criminal Justice and Behavior, 44(2), 145–162.
 
Denson, T. F., O’Dean, S. M., Blake, K. R., & Beames, J. R. (2018). Aggression in Women: Behavior, Brain and Hormones . In Frontiers in Behavioral Neuroscience (Vol. 12, p. 81).
 
Dim, E. E. (2020). Experiences of Physical and Psychological Violence Against Male Victims in Canada: A Qualitative Study. International Journal of Offender Therapy and Comparative Criminology, 65(9), 1029–1054.
 
Douglass, M. D., D’Aguanno, S., & Jones, S. (2020). Women as active agents: Female perpetrators of sexual harassment and domestic abuse. In Evolutionary Behavioral Sciences (Vol. 14, Issue 1, pp. 32–49). Educational Publishing Foundation.
 
Entilli, L., & Cipolletta, S. (2017). When the woman gets violent: the construction of domestic abuse experience from heterosexual men’s perspective. Journal of Clinical Nursing, 26(15–16), 2328–2341.
 
Martin, C. L., & Fabes, R. A. (2001). The stability and consequences of young children’s same-sex peer interactions. In Developmental Psychology (Vol. 37, Issue 3, pp. 431–446). American Psychological Association.
 
Martin, C. L., & Ruble, D. N. (2009). Patterns of Gender Development. Annual Review of Psychology, 61(1),353–381.
 
Randle, A. A., & Graham, C. A. (2011). A review of the evidence on the effects of intimate partner violence on men. In Psychology of Men & Masculinity (Vol. 12, Issue 2, pp. 97–111). Educational Publishing Foundation.
 
Straus, M. A. (2011). Gender symmetry and mutuality in perpetration of clinical-level partner violence: Empirical evidence and implications for prevention and treatment. In Aggression and Violent Behavior (Vol. 16, Issue 4, pp. 279–288). Elsevier Science.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *