L’omosessualità si sviluppa nel grembo materno?

27 dicembre 2017

di Walter La Gatta
 

Un nuovo studio ha scoperto che tanti più fratelli maggiori si hanno, maggiori sono le possibilità di essere gay. Questo sorprendente risultato arriva dopo una indagine durata venti anni e condotta da ricercatori dell’Università canadese di Brock, dell’Università di Toronto e della scuola di medicina di Harvard.

 

Lo studio, che è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS) questo mese, ha lasciato molto perplessa l’intera comunità scientifica.

 

Questa scoperta è stata definita “l’effetto dell’ordine di nascita dei fratelli” (“fraternal birth order effect”) e non è una novità assoluta: se ne parlava già dalla fine degli anni cinquanta. Nel 1996, i ricercatori Ray Blanchard e Anthony Bogaert confermarono il fenomeno, anche se applicato solamente agli uomini omosessuali con fratelli più grandi (e non sorelle più grandi).

 

Recenti studi multipli hanno trovato che le probabilità di un maschio di essere omosessuale aumentano per ogni fratello maggiore, di sesso maschile, dal 28 al 48 per cento. I nuovi risultati suggeriscono che le preferenze sessuali potrebbero essere influenzate da un processo che avviene durante lo stadio fetale. Quando una donna rimane incinta del suo primo figlio maschio infatti, una proteina connessa con il cromosoma Y, denominata NLGN4Y, entra nel flusso sanguigno (questa proteina non è presente in caso di prole femminile). Il corpo segnala la NLGN4Y come sostanza estranea e il sistema immunitario della madre risponde creando anticorpi.

 

Questi anticorpi rimangono poi nel sistema immunitario della madre ed in alcuni casi possono entrare nel cervello del successivo figlio maschio durante la gestazione, alterandone le funzioni cerebrali e cambiando il suo orientamento sessuale. Così sostiene il Prof. Bogaert, docente nei dipartimenti di psicologia e scienze della salute presso la Brock University.

 

Le implicazioni di questo studio, soprattutto se e quando sarà replicato da un team indipendente, secondo i ricercatori sono molto importanti, perché permettono di comprendere più profondamente l’esatta origine dell’effetto fratello maggiore, ma soprattutto perché a loro avviso si conferma l’idea che, almeno negli uomini, potrebbe esserci una componente biologica alla base dell’orientamento sessuale.

 

Questo studio sorprende perché arriva dopo ben venti anni di ricerca e perché va controcorrente, supportando l’idea che l’omosessualità non sia una scelta, bensì una predisposizione innata. Saranno necessarie naturalmente ulteriori ricerche per capire se si è davanti a una scoperta scientifica di grande valore, anche per gli effetti che potrebbe avere sulla società, o si tratta piuttosto, come si dice oggi, di una fake news.

 

Ciò che lascia perplessi è perché non tutti coloro che hanno fratelli maggiori sono gay e, soprattutto, come verrebbe a questo punto spiegata l’omosessualità fem – minile. La comunità scientifica oggi ritiene che l’orientamento sessuale sia un fenomeno molto complesso, influenzato da diversi fattori, fra cui le esperienze di vita, che non vengono prese minimamente in esame nello studio citato.

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