Navigatori virtuali

di Antonio S. Lepore

 

Una delle problematiche dei nostri tempi, che influenza non poco il comportamento individuale e che sta assumendo dimensioni preoccupanti, tanto da rappresentare già un problema in alcuni Paesi come gli Stati Uniti, la Cina e altre aree del Sud Est Asiatico, è la “dipendenza dal computer”.

 

Il tempo trascorso davanti al monitor, per motivi di lavoro, piuttosto che per motivi di svago, possono creare un vero e proprio disturbo, classificabile come disturbo ossessivo – compulsivo.

 

La stessa dipendenza da Internet (Internet addict disorder) è comparabile al gioco d’azzardo ed è osservabile oltre che per il gioco, anche per la sfera sessuale.

 

Dotarsi di apparecchiature all’avanguardia, giustificandole con l’esigenza di aggiornamento tecnologico, effettuare il controllo continuo dei messaggi o dell’ultima e-mail, sentire, in modo irrefrenabile, il bisogno di “collegarsi” o di “navigare”, esternandosi dal mondo circostante, porta col tempo ad isolarsi sempre più e ad eccedere con l’uso, fino a perdere il senso del tempo, attribuendo alla realtà virtuale una valenza assoluta. Le ripercussioni negative, sul piano sociale (isolamento, rapporti con la famiglia, rapporti con gli amici etc..), fisico (irritabilità, aggressività, debito di sonno, etc..), economico (scommesse per gioco, acquisti indiscriminati , etc..) ed interpersonale (disturbi della sessualità, disinteresse verso il partner,etc..), sono intuibili.

 

Le persone maggiormente a rischio sono quelle con difficoltà comunicative – relazionali. Pertanto il computer diventa un rifugio protettivo, un vero e proprio filtro tra l’individuo e il resto dell’universo. La facilità con cui è possibile accedere a tutti i servizi offerti, culturali, ludici, consumistici, pornografici, senza spostarsi da casa, protetti dall’anonimato, senza esporsi al giudizio altrui, diviene una modalità seducente.

 

Ovviamente l’instaurarsi di segni e sintomi richiede una fase di sviluppo, che è comune a tutti gli utenti telematici caduti, per cosi dire, “nella rete”, ed è pertanto subdola e non sempre accettata. La crisi di astinenza, conseguente alla privazione, è un segno inequivocabile di assuefazione. La dipendenza va curata, sostanzialmente, con le stesse terapie impiegate per gli altri tipi di dipendenza, seguendo, dal punto di vista psicologico sia l’individuo, che la coppia, che la famiglia.