Parlarne non basta

Nelle manifestazioni del sociale, nel vivere quotidiano, nella cura del corpo e nel nostro immaginario il sesso parla di sé.
A volte si impone all’attenzione in maniera diretta, quasi sfacciata, imbarazzante, forse fastidiosa, ma perché no, in certi casi anche stimolante.

 

Più spesso tuttavia il linguaggio del sesso preferisce le allusioni, le tacite intese, le formulazioni simboliche che lo rappresentano senza mostrarlo.

Viviamo così immersi in una dimensione sociale e personale che non può prescindere dal sesso, dai ruoli che lo esprimono, dalle sue dimensioni estetiche, dalle emozioni che suscita, dai sentimenti che ad esso si associano, dalle gratificazioni e anche dai problemi che non di rado lo accompagnano.

 

Viviamo anche convinti che il discorso sessuale si sia liberato dalle fobie puritane, possiamo visionare film sorprendenti nella loro franchezza, possiamo acquistare riviste scegliendo anche la perversione preferita, possiamo leggere scritti scientifici e divulgativi o ascoltare seri dibattiti sull’amore, sui disordini sessuali, sull’educazione sessuale, ecc.

Nonostante ciò se per qualche sfortunata vicenda dobbiamo confrontarci con un problema , ci si ritrova facilmente senza aiuto. Non sembrerebbe necessario dimostrare come i disordini sessuali siano diffusi e di certo sempre più frequenti, si deve invece sottolineare come essi siano facilmente disattesi da quegli operatori che sono specificamente chiamati a provvedere alla salute e quindi anche alla salute sessuale.

 

Ci chiediamo quanti siano coloro che comprendono nei loro colloqui clinico-diagnostici un interesse per la sessualità ed eventualmente se sono in possesso di strategie per affrontarla e se sono nelle condizioni di poter orientare i propri pazienti affinché il problema possa essere adeguatamente affrontato.

Medici, psicologi, ostetriche, consulenti familiari e assistenti sociali sanno quanto carente sia la formazione professionale e facilmente la negazione dei temi sessuali attuata dalle università e dalle scuole si trasferisce ai singoli operatori che si trovano spesso nelle condizioni di improvvisare con la frustrazione riservata ai più responsabili di non poter rispondere alla domanda d’aiuto.

Il costo più elevato è di certo a carico di chi volendo uscire dalla propria sofferenza, si deve affidare alle confidenze di un consigliere improvvisato o di qualche libro o ai messaggi pubblicitari di ciarlatani abili nel colmare il vuoto creato dalle istituzioni informative e sanitarie.

 

Se il sapere sessuale e la sua progressiva divulgazione ha radicalmente modificato il nostro quotidiano valorizzando la sessualità e le sue diverse espressioni, l’apparato educativo, preventivo e curativo non è in grado di fornire quegli strumenti conoscitivi e nel caso terapeutici che consentono realisticamente di perseguire le sessualità come valore personale e sociale.

Sono trascorsi centocinquanta anni da quando la frase di Stuart Mill introduceva una edizione anonima dell’opera di Drisdale sul controllo responsabile della procreazione, molto è cambiato: possiamo firmare i nostri scritti, possiamo vivere convinti di avere abbandonato remore e pregiudizi, possiamo parlarne apertamente, ma … non basta.

 

Luglio/Agosto 1993 – Anno I – n° 2

In “Frammenti di Sesso” CIC, 2005

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