RAVENGEPORN: LA DIGNITA’ CALPESTATA

Gennaro Scione
Direttore della Rivista di Sessuologia
Maria Antonietta Lippolis
Dottoressa in Psicologia

 

RAVENGEPORN: LA DIGNITA’ CALPESTATA

 

Il revenge porn, noto anche come revenge pornography, consiste nell’uso distorto di immagini o video a sfondo sessuale, che ritraggono una persona, e che vengono divulgati senza il consenso della stessa. È un fenomeno dai contorni, in alcuni casi, drammatici. Le nuove generazioni sono i protagonisti di questi comportamenti. In una società nella quale prevale l’ostentazione a ogni costo, e nella quale è la sfera del social a prevalere, il revenge porn è il terreno sul quale viene agita l’aggressività verso una vittima.
Uno studio condotto nel 2018 dalla American Medical Association ha stimato che su 110.380 partecipanti minorenni, rispettivamente il 14,8% e il 27,4% di questi aveva inviato o ricevuto immagini o video di questo genere. Inoltre, il 12% aveva inoltrato almeno uno senza consenso.
Nella maggior parte dei casi a subire questo ricatto sono persone che prima erano legate sentimentalmente a chi ha condiviso il video. Questi lo fa per vendicarsi di una persona alla quale non è più legata, oppure più semplicemente per vantarsi. A tal proposito, andrebbe aperta una chiosa sul mondo social, dove pur di avere e condivisioni si è disposti a ogni cosa, a prescindere da tutto e da tutti. Anche questo aspetto denota quanto nella nostra società si senta disperatamente bisogno di sentirsi importanti tra gli altri, in una costante ricerca di farsi accettare, di condividere, a scapito di quella dimensione intimistica che riguarda tutti. Revenge porn può essere definito come “cyber-stupro”, per i suoi devastanti effetti psicologici sulle vittime, gli esiti sono paragonabili a quelli di una violenza sessuale poiché viene forzatamente violata l’intimità di una persona. Tra i casi più eclatanti si può ricordare la triste storia di quella giovane di Napoli, i cui video sono divenuti virali sul web. Dopo essere scappata in Germania, per la vergona, e in uno stato di grave disagio psichico, si è tolta la vita.
Queste immagini vengono sottoposte a qualsiasi tipo di commento. Ma perché si arriva pubblicare simili cose? Nella maggior parte dei casi si ha come obiettivo quello di “far morire dalla vergogna” l’ex partner. Tuttavia, non si macchiano di questa azione solo partner vendicativi, ma anche amici o conoscenti, che attuano così una “punizione” verso la vittima. I commenti sotto queste immagini o video postati sono spesso offensivi, e nei quali la donna viene insultata in ogni maniera, venendo messa indelebilmente alla gogna. Nei casi più gravi, in questi video vengono anche rese note le identità delle vittime. Le conseguenze sulle stesse sono devastanti: nel 93% dei casi, forte stress emotivo che si riversa anche sul corpo e depressione. Circa la metà, ha riferito di aver subito molestie sessuali e stalking online dalle persone che sono entrate in possesso delle loro foto e video. Un 82% delle vittime avrebbe lamentato danni significativi a livello sociale e/o occupazionale, il 51% avrebbe pensato al suicidio, mentre infine il 42% ha dovuto far ricorso, invece, a supporto psicologico.
In Italia nell’agosto 2019 è stata approvata una legge anti revenge porn, l’articolo 612-ter del Codice Penale, noto anche come legge Codice Rosso. Dice testualmente: “chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde, senza l’espresso consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati – con – la reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro”. Quindi vengono posti sullo stesso piano sia coloro i quali pubblicano video e immagini sia chi condivide gli stessi. Inoltre qualora il reato sia stato commesso dall’ex coniuge, o più semplicemente da un soggetto affettivamente legato alla persona offesa, sono previste delle aggravanti. Notizia recente, pochi giorni fa, il Lazio è stata la prima regione a introdurre una legge ad hoc per contrastare questo fenomeno. La regione offrirà supporto legale alle vittime, e si preoccuperà del reinserimento sociale delle stesse, e attuerà percorsi di sensibilizzazione nelle scuole.
Il Codice Penale finalmente disciplina anche questo reato, tuttavia occorre educare adeguatamente i giovani al corretto utilizzo del web, e ai danni che lo stesso può nuocere, se usato incautamente.
Legge ed educazione devono andare insieme per sconfiggere questa drammatica pratica dei nostri giorni.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *